Giovanna's profilefunnygPhotosBlogLists Tools Help

Blog


    20 June

    chi tifa Italia vota no

    La prima volta non si scorda mai..

    (Sè, ti pago i diritti per questo post..facciamo un bonifico unico)

    Complimenti ragazzi!

    (Ho aggiunto alle mie foto quelle di una partenza speciale:il mio amico Giovanni e i miei bambini sono tutti volati verso l'isola che non c'è.La prossima settimana li raggiungo anche io tra i bimbi perduti.Chi può passi a trovarci.)

    funnyg
            Siamo su repubblica.it



    Dall'idea di due internauti nasce "Chi tifa Italia vota No"
    il blog che raccoglie le "missive dei navigatori" alla Costituzione


    "Cara Costituzione", le lettere
    dei blogger in difesa della Carta


    di CLOTILDE VELTRI




    <B>"Cara Costituzione", le lettere<br>dei blogger in difesa della Carta</B>

    "Cara Democrazia, cara Costituzione...". Inizia così la lettera aperta dei blogger che dicono No alla riforma voluta dalla Cdl. La Rete offre il proprio contributo alla battaglia referendaria e lo fa dando voce ai tanti giovani che il web lo masticano più della carta stampata o che non hanno mai messo piede in una sezione di partito. I tanti che amano la politica e la comunicazione. Ma, sopra ogni cosa e quasi a sorpresa, amano la Costituzione.

    Questo è lo spirito di "Chi tifa Italia vota no", un we-blog nato a inizio giugno dalla fantasia e dall'impegno di alcuni blogger. Valter Gallo, inventore del navigatissimo Penna Rossa e Sergio Ragone che cura il blog omonimo. I due, pur non conoscendosi personalmente e vivendo il primo a Roma, il secondo a Potenza, hanno scoperto online la rispettiva passione politica e il desiderio di contribuire alla causa referendaria. Unendo sforzo creativo e idee hanno dato vita al blog che ruota intorno alla lettera "condivisa" indirizzata alla Costituzione. In sostanza, ai naviganti si chiede di scrivere una missiva che poi viene pubblicata su web.

    In pochi giorni "Chi tifa Italia vota no" è stato travolto dai commenti. Duemila blogger si sono collegati al sito postando proposte, ragionando, schierandosi. Una vera community politica alla quale si partecipa dal basso, senza gerarchie, senza una linea imposta dai partiti, solo per il gusto di dire la propria su un argomento che, evidentemente, è molto sentito.





    E che il blog funzioni e catturi l'attenzione dei più giovani, quelli che di solito sfuggono alla comunicazione tradizionale dei partiti, se ne sono accorti anche i politici di professione, almeno i più sensibili alla tecnologia: Antonio Bassolino, Cesare Salvi, Piero Lacorazza, Gianni Pittella hanno già inviato messaggi di adesione all'iniziativa. Ma anche noti blogger come Mario Adinolfi o i ragazzi di Mr. Pol., gli stessi che lanciarono alle politiche, dopo l'insulto di Berlusconi agli elettori dell'Unione, la campagna "Anche io sono un coglione".

    Spiega Gallo: "Già nel periodo delle elezioni politiche prima, e amministrative poi, ci eravamo accorti di quanto fosse prepotente il bisogno di comunicare e di partecipare alla cosa politica nella Rete. Da qui l'idea di creare una piazza virtuale, ma comune". Non solo sciocchezzaio web, dunque, ma tanta, tanta voglia di esserci e di contare. "Ecco perché abbiamo unito il tifo per i Mondiali al tifo per la Costituzione" - racconta Sergio Ragone - che della toolbar del blog è inventore.

    La lettera congiunta che compare sul blog - e alla quale si può continuare a contribuire inviando la propria missiva - dà la dimensione esatta di quanto orgoglio nazionale, per non dire patriottismo, circoli tra gli under 30.

    Leggete Dome: "La nostra Costituzione non sarà mai senatore a vita e non otterrà mai una laurea Honoris Causa ma voglio ugualmente rivolgerle il mio grazie. Grazie per averci dato la sovranità educandoci agli insegnamenti che, giorno dopo giorno, ci fanno essere soggetti pensanti proiettati verso un mondo libero da pregiudizi ideologici e ostruzioni dittatoriali".

    E se c'è chi cita De Gregori ("la storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso"), c'è anche chi si emoziona "ascoltando l'inno di Mameli".

    "Chi posta sul blog non è solo di sinistra - puntalizza Gallo che pure è militante diessino -. Proprio per lasciare spazio alle diverse intelligenze, abbiamo evitato di legarci a partiti o ideologie. Non è un caso che tra le adesioni c'è anche quella di un gruppo di ragazzi di centrodestra che vogliono difendere la Carta".

    Resta da capire cosa ne sarà di questa grande piazza virtuale a campagna referendaria conclusa: "Le idee sono tante, sicuramente non lasceremo morire tutta questa partecipazione. Lanceremo altre iniziative e campagne. Perché i giovani amano la politica e il web è un luogo fantastico per coltivarla", concludono all'unisono Ragone e Gallo.

    (20 giugno 2006)

    16 May

    a tutti i tifosi juventini

     
    La Juve restituisca lo scudettodi FRANCESCO MERLO
    *è un onore enorme per me ospitare le parole di Merlo;riesce sempre a precedermi,usa le stesse parole che userei io!funnyg
     
    Per la Juve il vero scudetto sarebbe restituire lo scudetto. Da tifoso della Juventus, da tifoso dell'eleganza, del calcio come rappresentazione dei modelli classici, della kalokagathia, l'unione di virtù etica e bellezza corporea, vorrei che la mia squadra si avviasse a una nuova vita restituendo, spontaneamente e subito, questo maledetto scudetto dello strapotere e dell'impunità, questo primato che è un dolore, un'emozione truccata. Rinunci, la Juve, a quel simbolo andato a male.

    Per trasferimento di immagini, quello scandaloso scudetto rischia ora di guastare idee e simboli che espressero la Juve e che la Juve espresse in altre epoche, in altre generazioni.

    La Juve infatti è la città di Torino, è la famiglia Agnelli, è il genio italiano che impediva al capitalismo più ricco e potente di diventare arrogante e meschino, è il campione fuori dagli schemi, è la valorizzazione di tutto ciò che non è scontato, è la distrazione colta e di talento, è l'unità d'Italia, sono gli emigranti meridionali che solo il pallone rendeva aggraziati e ben fatti, goffi nella vita ma bellissimi in campo, uomini generosi che per conquistarsi il diritto di esserci carezzavano la palla e usavano i piedi come due mani di pianista.
    Fortissimamente vorrei dunque che, senza aspettare alcuna sentenza, e ben prima che glielo tolgano, restituisse lo scudetto della furfanteria proprio la Società della quale noi tifosi siamo sempre stati fieri, perché non era una semplice società sportiva, ma una filosofia e una morale nazionali, l'ideale continuazione di quella stagione dell'Olimpo talentuoso che fu il Rinascimento italiano.

    La Juventus è un universo fiabesco di miti adolescenziali che più si invecchia e più diventano necessari. E quello scudetto va riconsegnato all'Italia proprio per salvare il bosco incantato dove Sivori era come capitan Miki, John Charles era Superman, Zidane come Black il Macigno, Nevdev come Tex Willer, Bettega come Achille, Scirea come Apollo e Boniperti come il padre di tutti gli dei. Persino gli avversari quando raggiungevano la maestosità, nel nostro cuore diventavano juventini d'elezione. Gigi Riva, per esempio, per noi era come Ettore: ci dispiaceva che non fosse acheo.

    Insomma la Juventus non può tenere uno o più scudetti chiacchierati e non specchiati. Offenderebbe innanzitutto la memoria dell'avvocato Agnelli, che scovava e covava i talenti, di qualsiasi genere; credeva nell'eccellenza e nei cavalli di razza che non hanno mai bisogno di spinte, di accordi sottobanco, di telefonate losche, di sequestri di persona, di volgarità.

    Noi non siamo ingenui, sappiamo che non esiste la carne senza il grasso, e che anche l'eccellenza ha un lato in ombra, perché c'è sempre un artificio, una causalità o magari anche un'ingiustizia nella costruzione di un mito. C'è sicuramente un rapporto tra la forza del danaro e la coltivazione del talento. È infatti vero che un'orchidea non si può inventare, ma è anche vero che ha bisogno di cure costose, di ingaggi, di premi partita; e della vicinanza di altre orchidee, perché i campioni si attraggono tra loro, sono come gli investimenti di capitali: si depositano nei luoghi eletti, già arati da altre eccellenze. I migliori vanno con i migliori.

    Gestire il calcio è un passatempo da Signori, che sono ricchi ma riconoscono il merito, soprattutto quello dell'avversario, ovviamente. Non basta infatti essere ricchi per meritare l'eccellenza. Né bastano intelligenza e competenza. È necessario lo stile, che è alto proprio quando è insidiato. È facile essere munifici e magnifici quando l'antagonista è raro. Ma è difficile "tenere" lo stile in democrazia, quando tutti, o quasi, hanno le stesse opportunità, e le squadre sono quotate in borsa, e i capitali arrivano chissà da dove e da ogni dove, e grazie ai successi gli impegni si triplicano sottoponendo ad usura la tenuta dei campioni. Si comincia con il fare uso di eccitanti, poi oscuramente si mettono in piedi sistemi di autodifesa, e a poco a poco il meccanismo si droga, il delitto diventa quasi naturale, lo sport si muta nel suo contrario, la prova aperta tende a trasformarsi in risultato acquisito.
    Ebbene, è proprio questo il momento in cui deve prevalere lo stile.

    Invece Luciano Moggi ha messo in piedi una efficientissima struttura di sostegno al migliore, dove il confine tra il furfante e il manager moderno è diventato indistinguibile. Attenzione: Moggi non è divisibile tra mascalzoneria e abilità. Il suo è "il paradosso del migliore" che, per difendere il migliore, cioè se stesso, comincia a utilizzare tutti gli strumenti, specie i peggiori. Tutto si può usare nello sport: l'ultimo ritrovato tecnico, la psicologia, l'attrazione, la forza di un'intera società specializzata nella vittoria, persino il malocchio e il fallo di mano sono legittimi.; a tutto si può ricorrere, ma non ai trucchi. Il confine tra l'ultimo ritrovato e il trucco è appunto lo stile, è la linea dell'etica personale e societaria. È difficile distinguere il grande scalatore Pantani dal cocainomane. Per farlo devi dire basta. Pantani non c'è riuscito ed è morto. La Juventus, o ci riesce o muore.

    C'è infine un'aggiunta di plebeismo, non tanto nella festa in discoteca dei giocatori domenica sera, e forse nemmeno nella sfrontata difesa che Capello fa di Moggi, magari dovuta alla incapacità appunto di distinguere il delitto dall'efficienza nella costruzione di parte della propria carriera. C'è purtroppo anche il plebeismo di quella tifoseria intellettuale che in questi giorni si affaccia sui giornali e in tv, e che a me, tifoso juventino, pare il peggio della tifoseria juventina. Invece di chiedere alla Juve di rimettere, intanto, lo scudetto, questi intellettuali bianconeri si fanno un merito di tifare come dei picciotti, si sentono veramente e finalmente tifosi, pronti a giustificare anche il delitto pur di conservare il primato.

    Prima, avevano il problema di essere finti tifosi, intellettuali raffinati con la ciliegia del gioco plebeo, un po' come Machiavelli che amava giocare a carte nelle bettole. Ora, approvando le furfanterie, cercano il bagno di tifo proletario vero, esibiscono una passione così gesuitica da farli diventare cadaveri. Per loro, il tifo irrazionale è come il cibo povero riscoperto al ristorante dai radical chic. Ebbene, secondo noi, non è questo lo stile della Juventus e il loro è un tifo che fa male. Difendere Moggi, da parte di questi "intellettuali organici" al tifo, è come difendere Ciancimino, come baciare Totò Riina.

    Perciò vorremmo che la Juventus fosse all'altezza di se stessa, di quel suo mondo antico dove il merito trionfava fulgido. Sia la Vecchia Signora insomma e, con tutta la consapevolezza, si guadagni lo Scudetto restituendo lo scudetto.

    (16 maggio 2006)
    08 April

    donne

    "Che cos'è la solitudine di una madre di trent'anni  nelle periferie delle grandi città?Ogni mattina la sveglia suona e annuncia un'altra giornata da titani:portare i figli a scuola,attraversare la città per andare al lavoro, fare la spesa cercando di rispariare al discount fuori città,la cena da preparare, i vecchi da assistere e nessun aiuto. Non un momento di bellezza da vivere.Al contrario la dannazione di doversi spendere tutto il giorno in una continua offerta di sè, fino allo svuotamento, al sonno come unico rifugio. Qui dovrebbe cominciare un'autentica politica riformista ma, di solito, ai congressi di partito si sente solo retorica sulla famiglia all'italiana, questo meraviglioso capolavoro sociale celebrato dagli stranieri di passaggio: un peso che grava sulle spalle delle donne. La grande madre latina, cattolica reazionaria, imbattibile nell'arte del sacrificio personale, è stata la peggiore delle droghe di massa, la principale causa di quell'infantilismo perenne che segna il carattere nazionale. Le ultime due generazioni di donne hanno provato a rivoltarsi contro questo modello, hanno rinunciato al culto del cibo e provato a far uscire parole dalle bocche dei figli invece di tappargliele con gli spaghetti di mammà. E si sono ritrovate sole. Sole davanti allo stato che inneggia alla famiglia e non fa nulla per sostenerla, con mariti che rimangono figli di mamma, buoni ad affacciarsi timidamente alla stanza del pargolo con un sorriso da fratellone maggiore. Sole nel chiedere diritti garantiti in tutta Europa, come il permesso di paternità ai mariti o l'estensione della maternità alle lavoratrici autonome e precarie, la netta maggioranza. Sole davanti alla televisione dove trionfa la pubblicità più conservatrice, con mamme che tornano dal lavoro, fresche, sorridenti e truccate, puliscono la loro casa e quella della suocera, imbandiscono la cenetta e concludono la serata a stirare cantando.Sulla famiglia, anzi sul suo centro, il corpo della donna, la chiesa combatte una guerra preventiva. Il controllo sul corpo delle donne significa controllo sulla famiglia e sulla struttura sociale. Le nuove generazioni di donne hanno rovesciato anche il conservatorismo femminile: oggi il 60% vota a sinistra, più dei coetanei maschi.Le donne dai venti ai quarant'anni sono il motore del cambiamento sociale, il settore più vitale.L'unico che ha compiuto , o ha cercato di compiere, la rivoluzione rispetto al passato". (C. Maltese)

     

    Funnyg, una donna, non va a votare per distanze non percorribili in 24 ore e scandenze di lavoro improrogabili.(Nervosismo e un gran senso di colpa). Ma alle amiche e alle donne che passeranno di qui chiede di pensare bene, a sè stesse prima che al resto, e votare con coscienza.

     

    Ps.Sarà per riflessioni di questo tipo che funnyg inzia a mettere da parte l'idea di fare figli e andare a vivere con qualcuno?!!!

    04 April

    confronto

    Ho guardato il confronto e un po’ dei dibattiti successivi;sulla sedia scomoda della cucina, che ti tiene sveglia anche a notte fonda. Il senatore&io ci siamo fatti delle domande, qualche risposta è rimasta indefinita. Ci siamo chiesti quanti sappiano davvero cosa sia l’ICI e se è davvero possibile che venga abolita, che cosa significhino la lotta all’evasione fiscale, le leggi per il mercato del lavoro e quelle sull’istruzione. Ci siamo chiesti tutto ciò da soli e uno all’altra: questo, secondo me, è il senso di un confronto vero. Se non sai o non  capisci una cosa fai di tutto per capire cosa dice chi ti sta di fronte; ascolti e, se ti accorgi che hai ancora troppa strada da fare, ti tiri indietro e lasci spazio. Ci riproverai quando sarà il momento. Qui è la maturità e l’intelligenza. Intanto, contemporaneamente, parlavo anche con qualcuno che in modo sottile mi diceva che non cambierò mai, la solita cattocomunista, irruenta e irrazionale, idealista e o è bianco o è nero. Senza mezzi termini, troppo sbilanciata, ciecamente, dalla parte sbagliata. Ho risposto a  questo carissimo e moderato amico di anni irripetibili che la politica, o semplicemente il sentire politico, è un fatto di nascita, di percezione, di cose che fai e assorbi ben prima di sceglierle in modo razionale. È un modo di essere, per usare un’espressione tanto cara a qualcuno. Allora ti collochi esattamente lì dove la vita, gli incontri che fai, gli stimoli e soprattutto il tuo sentire, ti portano.

    Scrive Curzio Maletese, riguardo questa nuova politica che va avanti a botte di confronti televisivi: “Questo va bene per il sistema statunitense, dove la politica è la prosecuzione della guerra con altri mezzi. Alla fine agli americani la guerra piace. Agli italiani no.Tanto detestiamo la guerra, quanto ci troviamo bene nei dopoguerra. Diamo il meglio. A volte anche il peggio, ma in ogni caso moltiplicando gli sforzi. L’arte di sopravvivere alla tragedia è il tratto fondante del carattere nazionale”. (Come ti sei ridotto, Feltrinelli, Marzo 2006).

    Aggiungo: i dopoguerra non sono infiniti,spero!

    funnyg

    29 March

    la politica e i sui uomini

    La politica e i suoi uomini..
     
    Ragazzi, questo a dimostrazione che, come dice il senatore, anche il mio blog è copyleft!!
    Vi ospito tutti, e volentieri!
    E entro stasera aspetto il contributo commosso di qualcuno su D’alema (qualcun altro direbbe, "speriamo dica qualcosa di sinistra!")
    La vostra funnyg
     
     
    Da Fausto (di compagnoVentura..) www.teoraventura.ilcannocchiale.it
    23 marzo, ore 19 al centro sociale Samantha della Porta  di Avellino
    Fausto Bertinotti

    “Ieri è stata una giornata lunghissima; sono partito da Siena alle 10 e 30, dopo alcuni giorni duri, leggendo la notizia sui giornali della vittoria di Silvano Focardi nelle elezioni rettorali. Arrivato a Roma (cambio autobus) c'era il diluvio universale; ad Avellino è franata l'autostrada!!!Comunque ad avellino vado dritto al  Centro Sociale, che già alle 6 era affollato! Incontro i compagni, un abbraccio con tutti, qualche chiacchera con tutti; poco più tardi arriva mia nonna con Salvatore (c'era anche Giorgio, che ho perso di vista tra la folla..). Insomma c'erano alle 7 e 30 già 1000 persone, con tutti i nostri candidati. Mia nonna si sistema sul palchetto per le riprese grazie a Lorenzo e si gode lo spettacolo da un posto d'onore. Io giro, faccio un pò di servizio d'ordine quando arriva Fausto, che viene accolto da un ovazione. Un ora e mezza di domande e risposte, saluti, strette di mano e autografi, poi tutti a casa (sono arrivato alle 11..). Titolo del corriere stamani. Bertinotti sprona i giovani..
    Ora non vorrei scadere nel patetico, ma ieri è stata una grande giornata per chi fa politica in questa provincia per rifondazione..Mi sono sentito veramente bene, fra amici e fra compagni, ed è un bel modo di guardare la politica. Oggi inizia la fase finale della mia campagna elettorale; sono carico, ma anche mia nonna e gli altri lo sono, siamo testimoni di un modo diverso di pensare e di fare, e Teora sarà il nostro terreno di azione. Se riuscirò a parlare ai teoresi e spiegargli che anche l'Irpinia e Teora possono cambiare, svoltando magari a sinistra, sarà già una bella storia..poi se qualcuno mi desse una mano e qualcuno in più ci votasse....
    p.s. Scusate il tono, sono troppo di parte...” (viva la sincerità,e la nostra nonna Giannina!!funnyg)
                           
     
    Ripartire dal Mediterraneo
    Il Mediterraneo come opportunità straordinaria..
    (di Giacomo Filibeck- Presidente Ecosy, Roberto Speranza- Responsabile Politiche Europee Sinistra Giovanile Nazionale, Giuseppe Cicala-Segretario Sinistra Giovanile Sicilia)
                        
    Il Mediterraneo come opportunità straordinaria per costruire percorsi  di Pace e di Sviluppo tra l’Europa ed il mondo che ci circonda. Questo il senso di tre  giorni di seminario promossi a Palermo dal 24 al 26 di Marzo  dall’organizzazione Europea dei Giovani Socialisti, l’Ecosy, e dalla Sinistra Giovanile. All’appuntamento  hanno partecipato oltre 100 ragazze e ragazzi provenienti da tutta Europa e dal Medio Oriente. Proprio all’interno di una sfida essenziale per il nostro Paese, quale è questa competizione elettorale, abbiamo voluto segnare un importante  momento  di elaborazione e di confronto sulle prospettive di questa cruciale  area del mondo.
    Abbiamo scelto Palermo perché crediamo che proprio dalla Sicilia possa venire una nuova spinta per costruire un Italia diversa da quella vista negli ultimi anni. Un Italia che sappia giocare a pieno il ruolo e la funzione politica che la storia dell’Europa le ha  assegnato. Un’ Italia che sappia essere la punta più avanzata della costruzione del dialogo e della cooperazione tra culture, società e religioni differenti, a partire dal necessario impegno per la Pace in Medio-Oriente  e per l’allargamento dell’Unione Europea alla Turchia. Un Italia che sappia essere elemento di promozione dell’equilibrio globale attraverso il rafforzamento delle Istituzioni Politiche internazionali, in primis l’Unione Europea e le Nazioni Unite.
    La questione generazionale deve necessariamente stare dentro il dibattito della costruzione del nuovo ordine globale. È proprio dalla nostra generazione, la prima di giovani italiani europei, che può venire la spinta decisiva per il cambiamento e per il progresso. La nostra generazione, abituata a leggere il mondo senza gli occhi del vecchio equilibrio bipolare, può essere quella che meglio di ogni altra interpreta l’odierna fase di mutamento  e le conseguenze dalla globalizzazione.
    I tre giorni di Palermo, conclusi da Luciano Violante, Anna Finocchiaro e Rita Borsellino, ci consegnano una grande speranza. Sul terreno generazionale c’è il campo per una azione sempre più incisiva, che tenga dentro pienamente i tanti  giovani provenienti da tutte le sponde del mediterraneo; europei, arabi, israeliani, africani, insieme, uniti dalla comune adesione ai valori dell’Internazionale Socialista e del Partito del Socialismo Europeo, per la costruzione di un mondo di Pace e Sviluppo.
     
     
     
                           
     
     
    18 March

    Rita Borsellino e la sinistra siciliana

    (...)Per quanto riguarda "l'impegno" politico, ho deciso di mettermi un po' più in mezzo, di iavorare un po', anche se principalmente in paese e dintorni, proprio per la presenza della Borsellino.
    Ci abbiamo pensato un po', ma la sua scelta ci ha conviti fino in fondo, anche se siamo coscienti dei rischi del dopo e dei problemi che dovrà affrontare nel caso sarà eletta.
    Ci ha convinti perché l'unica alternativa che i partiti volevano piazzare contro Cuffaro era un ex di Forza Italia, ora nella Margherita, Rettore dell'università di Catania veterodemocristiano dai metodi non proprio cristallini.
    Ci ha convinti perché non ha strumentalizzato il proprio nome, ma ha messo in campo tutta la sua storia di donna attiva nel sociale contro la mafia con Libera, per un reale discorso sul futuro della Sicilia.
    Ci ha convinti perché, anche se non ha grande esperienza politica, ha messo tutto il suo impegno per trovare le forze migliori dell'isola e unirle.
    Ci ha convinti perché non ha fatto della propaganda antimafia a parole il cuore del suo discorso politico.
    Ci ha convinti perché sta cercando di attivare una forte partecipazione, una partecipazione che in Sicilia è dormiente, scarsa, e questa scarsità ha amplificato i danni del sistema.
    La mia passione per la Borsellino si intreccia al timore che questa grande esperienza fallisca. I siciliani sono ottimi a starsene fermi e poi a dire "ve 'avevo detto...".
    Ma siamo a un bivio della nostra storia regionale. La Cdl ha voluto Cuffaro, per andare sul suicuro, ma così facendo ha condannato la Sicilia a restare uguale a se stessa. Ci voleva una scossa. Speriamo che lo sia! Perché la situazione è più grave di quello che sembra da fuori(...)

     

    pubblico qui un pezzo della mail del mio amico Totò, compagno di palcoscenico e di banchi universitari, in anni già lontani ma vivissimi nel cuore.Per la passione del suo sangue isolano, la fierezza del vulcano che si specchia in un mare impareggiabile, il caldo e l'incanto della loro terra che i siciliani sanno portarsi dentro e che mi ha stregata.Perchè le nostre terre "mediterranee" siano sorelle, in un futuro di progresso.



    15 March

    primo sole

     

    Primo sole e la sensazione un po’ triste e un po’ incazzata di aprire il quotidiano e vedere che mi sembra di averne già letto ogni singola riga; scendo per strada e vedo la fila davanti all’ufficio postale.E’ da ieri sera che stanno lì, quelli che qualche giornalista senza dignità dice che dobbiamo “sopportare” se vogliamo le camicie stirate. Che dire? Che alla fine, a tratti, sembra che i meccanismi siano sempre quelli, è come se mancasse il mordente: quasi zero attenzione al contenuto, troppa al contesto, alla forma. Sarà il primo tepore, la giacca leggera, la malinconia della luce che inonda ogni angolo della città, palazzi e strade, fino alle sette di sera, ma a me verrebbe da farmi solo un sonno molto lungo, un bel letargo proprio ora (25 giorni).Ma in fondo lo so che  è come quando sono all’ultima vasca dopo un bel po’ che nuoti; "Quasi quasi, mi dico, adesso mi fermo, prendo fiato, chi me la fa fare?”; ma poi, alla fine, la forza per le ultime bracciate mi viene sempre, anche se non so bene come.

    Dove non arriva il corpo ti spinge la mente; è istinto, e scivolo via, libera, tenace, leggera, alla meta.             

    (A pensarci bene sarebbe un peccato mollare proprio adesso!).G

     

    ps.le operazioni simpatia non fanno bene alla politica, dice il mio amcio senatore..(ragione piena, ma la candidatura della Borsellino vista "da dentro" è più che condivisibile..)