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14 February london,feb.07Due buoni compagni di viaggio non dovrebbero lasciarsi mai,potranno scegliere imbarchi diversi, restano sempre due marinai.
E sono qui,
e mi meraviglia,
tanto da mordermi le braccia.
La riva sinistra del Tamigi sotto l’ombrello, i bastioni e le luci della città.
Il silenzio della strada bagnata, uno scampolo di cielo azzurro, pochi raggi di sole appena sveglia, questo ho visto dal mio cuscino.
Nel parco bambini e animali, l’acqua del laghetto, uccelli bianchi.
Domenica mattina, molti corrono, altri passeggiano.
Soho di domenica sera: vuoto e silenzio. Noi due passeggiamo a nostro agio, ci aspettiamo, immaginiamo i pensieri.
La luce della lampada accesa, la luce sul mio letto.
Le tende leggere e le tazze per il te decorate di azzurro.
Amici: intorno a un tavolo, su un divano, a colazione, tra le sale di un museo.
Pranzo domenicale nella casa con le grandi finestre bianche e la cucina sul giardino.
Il ricordo di cose passate, di tantissimo tempo fa.
Eppure saper distinguere ancora le date, i mesi, i giorni,gli anni.
Anche l’acqua di un canale e un ricordo che punge, e l’odore di zuppa, sembrano meno taglienti in questa Londra a Febbraio.
ridere fino a che lo stomaco mi fa malissimo,da quanto tempo!
dormo tre ore,prendo un aereo,vado al lavoro:non sono poi così vecchia, allora!!
Grazie (soprattutto perchè per ora we don't finish inside!!!)
g 07 February a forza di essere ventoCome solo qualche anno fa, si riparte. In cerca di certi cuori,visi,posti,odori.
Londra mi aspetta.
Questa canzone viene con me, di nuovo!
a presto
g
KHORAKHANE'
a forza di essere vento
Fda
Il cuore rallenta la testa cammina
in quel pozzo di piscio e cemento
a quel campo strappato dal vento
a forza di essere vento;
porto il nome di tutti i battesimi,
ogni nome il sigillo di un lasciapassare
per un guado, una terra, una nuvola, un canto,
un diamante nascosto nel pane,
per un solo dolcissimo umore del sangue,
per la stessa ragione del viaggio viaggiare.
Il cuore rallenta e la testa cammina,
in un buio di giostre in disuso,
qualche rom si è fermato italiano
come un rame a imbrunire su un muro;
saper leggere il libro del mondo,
con parole cangianti e nessuna scrittura,
nei sentieri costretti in un palmo di mano
i segreti che fanno paura,
finchè un uomo ti incontra e non si riconosce
e ogni terra si accende e si arrende la pace.
I figli cadevano dal calendario,
Yugoslavia, Polonia, Ungheria,
i soldati prendevano tutti,
e tutti buttavano via;
e poi Mirka a San Giorgio di maggio
tra le fiamme dei fiori a ridere a bere,
e un sollievo di lacrime a invadere gli occhi.
e dagli occhi cadere.
Ora alzatevi spose bambine,
che è venuto il tempo di andare,
con le vene celesti dei polsi,
anche oggi si va a caritare.
e se questo vuol dire rubare
questo filo di pane tra miseria e sfortuna
allo specchio di questa kampina
ai miei occhi limpidi come un addio
lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca
il punto di vista di Dio
Cvava sero po tute (Poserò la testa sulla tua spalla)
i kerava (e farò)
jek sano ot mori (un sogno di mare)
i taha jek jak kon kasta (e domani un fuoco di legna)
vasu ti baro nebo (perché l'aria azzurra)
avi ker (diventi casa)
kon ovla so mutavia (chi sarà a raccontare)
kon ovla (chi sarà)
ovla kon ascovi (saràchi rimane)
me gava palan ladi (io seguirò questo migrare),
me gava (seguirò)
palan bura ot croiuti (questa corrente di ali). |
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