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27 July Ho bisognoIo non ho bisogno di denaro. Ho bisogno di sentimenti, di parole, di parole scelte sapientemente, di fiori detti pensieri, di rose dette presenze, di sogni che abitino gli alberi, di canzoni che facciano danzare le statue, di stelle che mormorino all'orecchio degli amanti.... Ho bisogno di poesia, questa magia che brucia la pesantezza delle parole, che risveglia le emozioni e dà colori nuovi. Alda Merini 11 May bianco o neroHo imparato col tempo tante cose da molte persone di cui, per caso o per volontà, mi sono circondata, o ho attirato come una calamita. Adesso ne sono consapevole, non del tutto, non sempre, ma di più. Prima molto meno; in questi giorni di nuovo salverò delle mail, le rigirerò in mente. Il tempo serve per dare ordine ai pensieri, l’ irruenza la combatto da sempre, malamente. Poi potremo parlarne, se vorremo. Spesso concentrate in pochi mesi arrivano folgorazioni che si cercano da anni, e quando si ha la consapevolezza della consapevolezza o ti senti fortunatissimo, o ti piomba il mondo addosso, investito di responsabilità o inchiodato davanti a cose che tu stesso hai provocato senza sapere come. Semplicemente essendo, questo è il dramma; un dramma che si ripete e la fottuta parte è sempre la stessa. Allora proverò a non fare bianco o nero, ma a guardare contro luce le sfumature e a descrivertele a parole mie. 30 March geometricamenteConcavo e convesso Ho perso treni, aerei mai; quasi tutti quelli che ho preso m’hanno portata dove volevo. Esistono parole lineari, enunciative, non connotate. Ne esistono, poi, di concave (accoglienti, avvolgenti) o di convesse (che respingono, non aspettano). Esistono persone che ci vivono lontano, ma restano e non serve dire e ridire (persone concave). Mattina, alzarsi. Sono le due. Fuori piove, la stanza è umida e fredda. C’è odore di umidità, lo sento addosso, forte. Sul pigiama, tra le lenzuola. Tra le gambe intrecciate e i corpi vicini. Mattina, alzarsi. Fuori piove. La terrazza a mattonelle rosse, a spina di pesce, è piena di piccole pozze d’acqua grigia. Accendere il fuoco sotto la macchinetta del caffè, intanto andare in bagno, riscaldarsi le mani sulla piccola fiamma azzurra. La strada è bagnata, scivolosa. La casa piena di gente, musica, su un tavolo ci sono molte cose da bere. Esistono vite concave.Ti avvicinano, possono passare, ma rimangono impresse. E vite convesse, che non ci sono punti di incontro, nessuno. E ti dici: è possibile anche questo. Dopo così tanti anni. Vado, non trattenermi. 23 February gozzano, le rose che non colsiShe’s happy only in the sun, felice di una felicità cresciuta a poco a poco. Canta la mia musica, nelle cuffie che mi isolano dal resto, ma a tratti sento lo stesso le voci, il telefono che squilla, l’accesso di un amico in chat. Cantano Jeff Buckley e Max Gazzè, con Vinicio, Tracy Chapman e Allevi (del senatore) e poi anche Ben Harper di Valerio e la musica condivisa dei mac di Eva, Giorgio, Francesco e Claudia, ognuno dalla sua scrivania bianca. Amo le rose che non colsi, quelle che nella mia mente di bambina continuavo a ripiantare per evitare che finissero. Le volevo eterne, selvatiche, boccioli minuscoli, a grappoli, come le vedo ancora dal balcone di casa a maggio, quando ancora mi ci affaccio. Sono bianche, miste all’edera fitta e verde scuro, nell’angolo a destra del cortile, la striscia in salita dove il pallone prendeva velocità e iniziava a rotolare giù per la strada in forte pendenza. Le rose che non colsi, quelle che nella mente possono essere profumate, con le spine piccolissime, invisibili. Amo le rose che restano intatte, non sfioriscono. Quelle che raccoglievo ogni giorno a maggio per cambiarle davanti al quadro della donna col velo azzurro. (Mi sembrava una causa abbastanza valida per depredare il roseto). E poi ne ho trovate nel giardino della grande villa al centro della città, quello che nessuno vede dalla strada, tutto rivolto a est, col sole diretto fino alle cinque del pomeriggio. Di ogni colore, incroci di specie diverse; per giorni le ho guardate dalla finestra delle scale, fare capolino, poi sbocciare. E quando sono arrivate sulla mia scrivania già non erano più. Amo i cieli stellati di tantissimi anni fa, in campagna, d’estate. Senza luna e senza nessuna luce a offuscare il brillare del cielo. Scie, strascichi, improvvisi brillare per poi svanire. Cadere, e poi, chi lo sa, magari risalire. 20 September astri![]() Capricorno (22 dicembre - 19 gennaio) Chi gioca a bridge è fortunato se non ha nessuna carta di uno dei quattro semi. Questo gli consente di usare la briscola per aggiudicarsi delle prese. C'è qualcosa di analogo nella tua vita in questo momento, Capricorno. La "mancanza" di una certa risorsa può tornare a tuo vantaggio. Ti permetterà di essere un agente libero, un fattore X, un jolly. Saprai far tesoro di espedienti che di solito non usi. La fortuna verrà a te grazie a quello che non hai. >>Su www.internazionale.it c'è un oroscopo esilarante: io non ci credo, ma ci provo! del resto nel mio segno di terra (ambizioso, estremo,razionale,ordinato e dicotomico) c'è dell'aria. Ho l'ascendemte in Acquario. 18 September sotto altri cieliSiamo ancora qui,insieme. Mi dicono che era molto tempo che non mi vedevano sorridente e rilassata così. E anche io lo so bene. Esiste allora un posto nel mondo:il mio. Dove essere me stessa,senza remore. Potere dei luoghi, ma ancora di più delle persone. Strade e angoli allagati, finestre e palazzi. Cortili e botteghe. Mai riuscirò a mandarli fuori da me, non voglio. Sorrisi-occhi-profumi-mani-abbracci. Affetto che riscalda,ricordi snocciolati e risate. Anni. Il treno frena a tratti,sfoglio le poche pagine che mi restano da leggere. Ho i brividi, questo libro parla di sud, del mio sud. A pochi chilometri dalla mia terra, apparente isola felice dove non è palese la collusione con chi gestisce appalti e ha creato un sistema, un'azienda che semina morte e violenza. Gomorra parla della cancrena che mangia il cuore del mio sud. Sono triste adesso io, emigrante ormai. Io, che ho scelto di non restare e ho trovato altrove il mio posto nel mondo. 14 September spezzo i ricordiL’amore è quello che rimane, da spartire e litigarsi nel setaccio della penultima ora spezzo i ricordi, li divido per te; a ognuno la sua parte, chiudo la porta, tu ancora dormi. La brezza soffia da nord, è tempo di partire. Mi allontano leggera, dai giorni e dal sole che riscalda la pelle, dalla velocità pericolosa e i campi che scorrono a destra come un mare ondoso, ma giallo. Inclinarci insieme a destra, poi a sinistra. Le tue spalle mi riparano dal vento. Gli occhi lacrimano. Mi accompagna alla porta il silenzio, quasi non penso, ci riesco, finalmente. Attraverso la nebbia di certe mattine, l’acqua tiepida in cui nuotare, la neve fuori,dalla vetrata esposta a nord. Le ante rosse di legno, i termosifoni accesi. Attraversare tutto. Rimango io. 11 September quello che rimaneSi rincorrono i pensieri, come le cose da fare. Cose incombenti, da portare avanti. Tolgono il fiato. Pensare, ricordare, programmare. Stanca, dormire. Uscire, i banchi della frutta tutti allineati. Il vociare della gente, correre. Angoli di buste taglienti sulle gambe nude, le mie. Le scale, la fronte bagnata. L’aria pesante e i pensieri, sempre gli stessi. Lon-ta-na-n-za. Qualche parola da lontano. Una telefonata, voci care. Pezzi di giornate sotto altri cieli. Non perdere mai la lucidità del sentire le mancanze e chiediti ogni giorno se questa è la vita che vuoi. Fino a che sentirò di farcela andrò avanti, la strada è appena imboccata. Cerco un aereo per passare a trovarti. Ti aspetto (come si aspetta di varcare la soglia di casa e sentire l’odore del bucato di casa propria). L’amore è quello che rimane.. dice Vinicio |
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