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    08 March

    Gente di sud

    Entro nella stanza poco illuminata, con un lampadario enorme, di quelli che una volta sorreggevano centinaia di candele; sedie di velluto coperte di rosso. Persone.
    Mi sistemo, lascio la borsa ai miei piedi, quella di stoffa chiara. Viene dalla Puglia, dal Falso pepe, dalla sera d’agosto che mi sentivo in un film, terrazza, vino e un angolo fermo di sud, tetti bianchi, bambini che giocano in piazza.
    Adesso mi guardo intorno.
    Visi, molte donne. Uomini, anziani soprattutto. Alcuni hanno un aspetto distinto, altri i lineamenti marcati di chi viene dalla terra, ha le mani segnate e il viso scuro. Sono le voci che mi rapiscono. È dialetto, di tutta la regione; a gruppi tutte queste donne e uomini parlano, si scambiano frasi, espressioni di saluto. Io li osservo, defilata, dall’ultima sedia a destra dell’ultima fila. Mi rendo conto di quanto certi atteggiamenti siano nel dna, un certo modo di muovere le mani, le smorfie dei visi, le espressioni, gli sguardi, l’inflessione della voce.
    Una donna, dietro di me, culla un bambino con le braccia forti, le stesse che sanno mietere il grano, impastare acqua e farina; gesti ritmici e sicuri. Dal busto all’esterno, il viso del bambino rivolto i avanti, non verso di lei. È una nonna, cheviene dal sud, anche lei.

    Una volta le donne non studiavano, ma erano autorevoli, i padri autoritari; si parla di una storia in cui la perdita dell’amore, dei soldi, delle possibilità che la vita offre viene ribaltata dalla conquista di valori che restano propri a ogni latitudine.
    Sono luoghi, cieli, tradizioni, gesti, sguardi sulle cose, non per forza cose belle. Anche oscure ignoranze, gretti ragionamenti legati alle cose, alla roba. Una storia a metà tra un Garcia Marquez e Tomasi di Lampedusa, ma la penna la tiene in mano una donna.

    Su Mille anni che sto qui, Einaudi, Torino 2006
    presentato al Circolo dei lettori di Torino martedì 6 marzo
    con la collaborazione del Circolo dei lucani in Piemonte Giustino Fortunato

    25 August

    all'ombra del castello

    Il comico ha strappato sorrisi amari e risate piene,ha

          fatto anche lui la sua parte, intendo.

          Il pubblico applaudiva divertito.

          Le stelle occhieggiavano dal cielo velato, non il bel cielo terso di

          montagna a cui si era abituati.

          La strada correva lungo la valle, si snodava sinuosa nel silenzio della notte.

     

          I pensieri si rincorrono sempre al momento sbagliato,quando c'è troppo

          poco spazio.

          O troppo poco tempo,o ti accorgi che stai cambiando modo di reagire, di rielaborare e nemmeno tu sai com'è successo.

          Le persone si incontrano come nelle favole, tra le mura di castelli

          incantati e boschi di querce.

          O davanti a portoni chiusi, dentro stanze con le tende tirate e i pavimenti lucidi  fuori il

          sole, o in notti di luna crescente.

          Quando le leggende diventano un'unica cosa con la realtà.

          Dentro giardini assolati, col silenzio che fa rimbombare ogni parola.

         

          Su spiagge infuocate e calde, l'acqua trasparente.

          Tra i campi di grano e i panni stesi su corde lacere.

     

          Gli amanti si rincorrono, si stregano a vicenda mai sazi di parole e di sguardi.

          Sussurrano promesse,

          le dimenticano presto.

          Razionalità. Freddezza.

          Riempire valigie.Risalire su un treno.

          Senza dimenticare.Impossibile.