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23 November torino,il nord, i luoghi comuni (da sfatare)A un anno esatto dal mio primo viaggio verso il nord sono qui a contemplare immagini mentali che mi lasciano attonita, e se penso a quello che mi dicevano tutti prima di partire, sorrido divertita. “Torino, che tristezza!”. “Torino, ma perché? Cielo grigio e Fiat, freddo e 1200 chilometri”. Cose così. Ogni città ha un suo perché, ma puoi scoprirlo solo se ci vivi un tempo giusto per farti un’idea. Non un’idea positiva per forza, ma tua. Ieri, seduta in Piazza Bodoni, con la musica del conservatorio, guardavo il cielo: azzurro come può essere a casa mia una mattina d’inverno, quando la brina brilla al primo sole delle otto. Quando il cielo è limpido in fondo ai viali alberati si vedono le Alpi. Non so spiegare bene l’effetto che fa, forse un abbraccio caldo. Ecco, si. Quando,invece, il cielo è grigio e metallico mi viene in mente che debba nevicare da un momento all’altro, come certi pomeriggio d’inverno, nei nostri paesini sbriciolati e i caminetti fumanti. Il parco del Valentino un sabato mattina in bici, la riva del Po e le foglie brune. L’ora blu, più o meno il crepuscolo, i ponti già illuminati che si riflettono nell’acqua. Tutto è azzurro-viola-indaco-blu-grigio. La città di notte: un presepe: i portici, le strade appannate di San Salvario, il silenzio, una nebbiolina fitta che sale dall’acqua. I binari vuoti del tram, le macchine che sfrecciano, la stazione come una cattedrale e il suo rosone come un faro in fondo a via Roma. Via Pietro Micca, baroccheggiante, dall’angolo con via Monte di Pietà, uno scorcio parigino.I tetti e gli abbaini, gli interni dei cortili, con i panni stesi e i lastroni grigi. Le biciclette in fila. Piazza Benefica, il liberty più bello che abbia mai potuto vedere. Vi aspetto,sempre! g |
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