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03 September Settembre 2007Ecco, diciamo che avevo bisogno di ricominciare. Proprio daccapo! E, su spinte diverse, l'ho fatto. Era necessario. Il nome è rimasto lo stesso, la creazione del senatore non la volevo annullare. Troppo preziosa. Ho fatto fuori l'età, gli anni cominciano a volare :) Quindi adesso mi trovate su http://funnyg.wordpress.com/ ancora in costruzione, ma ve lo presento lo stesso. Spero di riappassionarmi. Ci torverete i soliti pensieri ad alta voce e mi pare sia più semplice commentare. vi aspetto, g 27 July Ho bisognoIo non ho bisogno di denaro. Ho bisogno di sentimenti, di parole, di parole scelte sapientemente, di fiori detti pensieri, di rose dette presenze, di sogni che abitino gli alberi, di canzoni che facciano danzare le statue, di stelle che mormorino all'orecchio degli amanti.... Ho bisogno di poesia, questa magia che brucia la pesantezza delle parole, che risveglia le emozioni e dà colori nuovi. Alda Merini 17 July julyGas nobili Argon, neon, xeno.. Potenzialmente si legherebbero con qualsiasi altro gas, creerebbeo legami. Sembra ingannino, sembra possano fare cose belle e durature con la maggior parte delle strutture degli altri. Poi invece arriva un punto in cui volano via, il legame non si crea, la magia non dura. Si riprendono il loro spazio, vanno altrove. Gli atomi degli altri elementi restano. Sole, pomeriggio, terrazza. Sulla sedia di vimini comoda, con i cuscini rossi, dò lo smalto alle unghie. Ho i giornali aperti intorno, un libro, una bottiglia d’acqua. La famiglia dell'appartamento accanto ha il balcone aperto. Sento litigare in una lingua che non conosco. Rumore di chiavi, porte accostate. Passi sui ballatoi scuri, nei quali filtra la luce argentata col riflesso delle ringhiere. Penso a questi mesi, alle persone, alla città, ai visi. Alle notti, come sabato scorso, in cui ballavo circondata di estranei e mi sentivo di nuovo viva. Le luci sul fiume arancioni e calde. Vociare confuso, via vai frenetico. Aria calda. Quanto tempo era che non tornavo a casa così tardi? Forse dalle notti londinesi, breve parentesi invernale. Quanto tempo è passato da certe primavere calde, nella piccola città magica? Eppure è tutto così vivo dentro di me, chiaro, mio. Potrei dire il giorno e forse l’ora di alcuni dialoghi, incrociarsi di occhi, passi per strada sul lastricato scuro. Risate nella cucina dipinta di giallo crema, da me. Pianta grassa oggi, starsene al sole del pomeriggio senza dare fastidio a nessuno. Senza chiedere di bere fino a che qualcuno se ne accorgerà. Senza che nessuno possa entrare nella testa, scrutare i pensieri. Oggi qui ci sono le parole davanti a un bicchiere di vino. Sulla vita e sul decidere di morire, su come sia facile e forse insindacabile. Sul dov’è la libertà e chi sei tu per dire se una cosa vale. E sei egoista, più di chi sceglie di morire. E c’è un tu che è la somma di tanti tu che non sta zitto un attimo, e i tu devono coincidere, se no è un casino. E ci sono le notti di silenzio e corpo e corpo, a dire che così non va, bisogna scegliere e scegliendo rinunciare. E ci sono le giornate che correrei per sempre, senza il cervello. Solo la musica e le mie gambe. E invece così non è mai. E che nuoterei fino a non sentire più le gambe. C’è la logica stringente di qualcuno, sincera anche se scomoda. La sua accoglienza, la sua pacatezza ferma. La sua riservatezza nordica, l'accoglienza meridionale.Ci sono il volersi bere la vita in un bicchiere senza chiedere più: “Posso osare?”. Ci sono i progetti degli altri e la ricerca di quello che invece ancora non c’è. Una domenica in campagna e tra i filari, il sole. Trentanove gradi. Sole. Brucia. Sento le spalle e gli omeri che pizzicano.Non conosco la maggior parte della gente che è qui, ma sto bene. Racconto del sud, con parole del sud, con la voce del sud, con le mani che si muovo svelte verso l’interlocutore come al sud. Vedo uno spicchio di cielo e i ricci di Eva castano scuro, distratti, quasi scolpiti che incorniciano il suo viso tondo. Sorride, sommessa. Vedo i sorrisi di amici cari. Riemerge il caldo dell’estate lucana di quand’ero bambina, a cavallo, in riva al ruscello con i massi grandi e scivolosi. I girini e le rane, i gelsi che macchiano le mani, la bocca e i denti. La melma viscida di una fontana: non ti azzardare a entrarci con i piedi che ti tira giù. Detto, fatto. Sono già bagnata fino al ginocchio. Cosa manca a questa fetta d’estate? Cosa mi serve per essere felice? Cosa cerco, cosa riesco a vedere se spingo lo sguardo oltre la linea dell’orizzonte. Mi pare appaia un prete di campagna dal volto caro, di quelli che ti seguono da quando sei bambina e finiscono per diventare il volto di un parente, che se apri la porta di una chiesa e lo vedi (Milano. Settembre. Pioggia. Chiesa di San Babila) ti senti a casa, come se guardassi la foto sulla mensola di un nonno che non c'è più. 04 July vino&succod'aranciaTroppo facile dire che certi modi di essere, di vivere, di interpretare la realtà, siano innati. Più complesso è dire che ogni volta si sceglie di essere in un modo e si agisce di conseguenza. Egoismo è dire che si vivono le vite degli altri, si pretende di assumersi la responsabilità di altre vite, altre storie, scelte altrui. Egoismo è anche dire: "Avrei dovuto, avrei potuto. Adesso è tardi". fa bene a sè stessi, all'idea che si ha di sè, al ruolo che si pensa di interpretare nelle vite degli altri. Presuntuoso pensare di scegliere al posto altrui, dire cosa è giusto e cosa meno. Presuntuoso è il giudizio sul manifestarsi di certi malesseri, del buio che c'è intorno a certe esistenze, davanti ai gesti estremi. Presuntuoso dire: "se vale la pena per me, deve essere così anche per te". Però. Però ci si può manifestare, si può continuare ad essere, e ad essere come si sceglie di essere, e dire allo stesso tempo, con le cose piccole, pochi gesti, occhi sgranati: "sono qui. Osservo. Ti vedo la mattina e capisco se hai dormito, se stai bene, se ti va di scendere al bar e fare quattro chiacchiere o stare per i fatti tuoi". A te la scelta. Io ci sono. Nel mio essere, senza finzioni. Non c'è molto altro, per chi resta. Pensieri, non sensi di colpa. Occhi su sè stessi, piuttosto che fuori. Un peso enorme sullo stomaco ad ogni ora lasciato il quale, forse, si vola. La vita non è difficile, siamo noi che siamo complicati. 02 July postAdesso c'è silenzio. Ci sono i gabbiani sul tetto, il mare, una nave che salpa. C'è un sole velato, un muretto da cui osservare i tetti di ardesia e su cui stendermi fino a che la pelle brucia accaldata. C'è la luce che filtra dalle persiane, silenzio. Il pavimento lucido, che sembra ovale, curvarsi. Parole sommesse. C'è una cena all'aperto, in un giardino. I discorsi del tavolo accanto. Adesso c'è silenzio. Affetto nelle parole; è in questo silenzio che voglio riposare. 21 June Primo giorno d'estate, sole fuoriVedo due bambine, sorridenti. Una è bruna, ha gli occhi scuri e il corpo slanciato. Un sorriso enigmatico. L’altra ha i capelli chiari e gli occhi azzurri, il sorriso aperto. Ridono. Vedo una donna dal sorriso buono, accogliente, guidare una macchina chiara. Fa caldo. È estate. Vedo le lucciole in un vasetto, le fragoline di bosco. Poi la cioccolata calda con il riso soffiato. Vedo una macchina da cucire che non si ferma mai. Abiti da rammendare, pantaloni da accorciare. Vedo la luce calda della cucina all’ultimo piano. Ti vedo, stai studiando e tuo padre ti aiuta perché hai sempre tanti compiti. Sei la più brava della classe, ma non sei tu a dirlo. “Appena finisci ci mettiamo a giocare”. I nostri giochi sparsi nel corridoio stretto, chi passa inciampa. Un laboratorio di vestiti per bambole in terrazza. Vedo un body azzurro, il nastro di raso, la palla. C’è la musica, le luci si spengono. Dalla seconda fila ti guardo disinvolta ballare sul palco nel tuo vestito rosso, forse da ballerina di flamenco. Sei bellissima. Ti vedo così, fermo immagine nella mia mente di anni sereni. Prima che tutto cambiasse. Ti vedo sorridente, so bene che è solo una parte della storia. Ma per me quest’epilogo non esiste. Rimani bella, straordinariamente intelligente, acuta, determinata, ostinata. Rimani una bambina che sa già quello che vuole. Non ci sono lacrime, né parole, né rimorsi che bastano. Quello che è stato dopo è il silenzio che hai fatto intorno a te e il nostro non sapere trovare la strada per raggiungerti, ascoltarti. So che la bambina ostinata e intelligente non ha smesso di esistere. Per me non è mai esistita un’altra Annalisa. Nei saluti di sfuggita degli ultimi anni, tra un parcheggio e l’altro, nel cortile, qualche sera, in qualche locale. Ogni altra volta che ti ho incontrata ho trovato sempre quella bambina mora nei tuoi occhi. È a lei che dico: “Ciao. Come stai adesso? Tutti dicono che sei di nuovo felice, che sorridi”. Il dolore è lo spezzarsi del guscio che racchiude la vostra conoscenza. K. Gibran, poeta libanese Giovanna 14 June Pillole, su: l'amore non esisteG: Nella cultura, come nell'amore: le responsabilità sono singole, gli incontri sono singoli, le regole e le trasgressioni alle regole sono singole. Poi bisogna prendere tutto ciò e portarlo nel mondo dei contesti. Ma i passi prima, i passi singoli, sono quelli davvero fondanti. I passi prima sono passione, nell'amore come nella cultura: poi è mestiere e intelligenza. L'amore esiste se lo vivi come sentimento, al di là delle persone e delle situazioni. G: Ogni volta mi resta la sensazione bella e intensa di avere aggiunto un pezzo nuovo alla mia conoscenza del mondo, delle persone, di me stessa, di quello che voglio essere. Sia perché ho la presunzione di credere che prima o poi sceglierò quale ruolo giocare e lo giocherò senza remore (la mamma? l’aspirante donna in carriera? la donna innamorata e che si fa guidare? la donna che prende in mano le sorti di una storia?), sia perché so che, nel ruolo che gioco adesso (tutti quelli sopra, o quasi!) non sono sola, non prendo mai senza dare, non estorco, ma bevo dell’acqua che mi viene offerta, che zampilla come se a cercarla fosse un rabdomante, come so intensamente soffrire e intensamente essere vicinissima, nelle vite delle persone che amo.Raramente indifferente e assente. Questo potrebbe essere vivere l’amore in valore assoluto, al di là delle persone e delle situazioni. 31 May maggio 2007Nel silenzio della notte mi allontano dai ricordi, dai corpi vicini, dalle frasi a metà e da quelle mai dette. Mi allontano dalla sicurezza di un rito che anche questa volta si è compiuto, e ci ha resi parte della stessa festa, ci ha fatto dividere a metà i ricordi, ci ha detto di appartenere ancora allo stesso pezzo di sud. Anche se non lo abbiamo mai scelto e per nascita o per caso ci siamo trovati sotto lo stesso cielo blu cobalto. La campagna ondulata che aveva cullato la nostalgia – nostalgia di un dolore carissimo, di lacrime, di curiosità insoddisfatta, di prigionia – adesso aveva perso la verginità. La linea armoniosa delle colline uniformi, tutte di un solo colore estate e inverno – giallo, verde, marrone, come i sentimenti che albergavano non più di una volta nel cuore unilaterale degli abitanti di quella terra – era stata deflorata. In lontananza le luci della città, e ingrandendo un particolare, davanti agli occhi della mente, c’è una piazza, piccola, raccolta, in festa. Sud, fuga dell'anima tornare a sud di me, come si torna sempre all'amor. Vivere accesi dall'afa di Luglio, appesi al mio viaggiar, camminando non c'è strada per andare che non sia di camminar. Mescimi il vino più forte più nero talamo d'affanno, occhio del mistero, olio di giara, grilli, torre saracena nell'incendio della sera […] Rubami la luna e levagli la smorfia triste quando è piena, e ruba anche la vergine azzurra che ci spia vestirci stanchi per uscire fresca camicia di seta in attesa, croccante e stirata, per lo struscio e un'orzata nel corso affollato in processione la banda attacca il suo marciar, così va la vita. Vinicio Capossela, Camera a Sud 11 May bianco o neroHo imparato col tempo tante cose da molte persone di cui, per caso o per volontà, mi sono circondata, o ho attirato come una calamita. Adesso ne sono consapevole, non del tutto, non sempre, ma di più. Prima molto meno; in questi giorni di nuovo salverò delle mail, le rigirerò in mente. Il tempo serve per dare ordine ai pensieri, l’ irruenza la combatto da sempre, malamente. Poi potremo parlarne, se vorremo. Spesso concentrate in pochi mesi arrivano folgorazioni che si cercano da anni, e quando si ha la consapevolezza della consapevolezza o ti senti fortunatissimo, o ti piomba il mondo addosso, investito di responsabilità o inchiodato davanti a cose che tu stesso hai provocato senza sapere come. Semplicemente essendo, questo è il dramma; un dramma che si ripete e la fottuta parte è sempre la stessa. Allora proverò a non fare bianco o nero, ma a guardare contro luce le sfumature e a descrivertele a parole mie. 03 May domani invece devo ripartireDomani invece devo ripartire mi aspetta un altro viaggio, e sembrerà come senza fine ma guarderò il paesaggio; la descrizione di un attimo le convinzioni che cambiano e crolla la fortezza del mio debole per te, vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere, dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare e avere la pazienza delle onde di andare e venire, ricominciare a fluire. Vorrei poterti credere, sarebbe molto più facile rincontrarci nei pensieri, distesi come se fossimo sospesi ancora nell'attimo in cui poteva succedere. Mi hanno detto dei tuoi viaggi mi hanno detto che stai male che sei diventata pazza ma io so che sei normale. Ho visto una luna sul bosco, felice e infreddolita; nel freddo della sera ho sentito una voce cara confusa nel rumore di un aeroporto lontano, mi ha commossa: era la voce di assenze che pesano, di un affetto che non si trasforma mai in indifferenza e mi prende sempre in contropiede. C’era mia sorella con me, da buona amica. Ho immaginato i viaggi che farò con testa e occhi nuovi in posti già visti, come un rito, in cui i ricordi potranno riprendere vita e trasformarsi, con un’amica insostituibile e forse altri vecchi compagni di viaggio. Sono ripartita ancora, assonnata e con gli occhiali da sole che non metto mai; nel mio lettore i Curtains, in macchina la musica di V. e le sue parole, l’America che l’aspetta dopo poche ore. La sua guida decisa e dolce, il contachilometri mai a meno uno-cinque -zero, ma sembra che siamo fermi. La sua voce calda che lo fa apparire sempre felice anche quando dentro c’è un maremoto. Il suo sorriso buono, sincero. Sono a Roma adesso, magnifica, maestosa. L’auto scorre veloce nel silenzio della sera. Il Circo Massimo, il Colosseo, piazza Navona; la gente vociante al freddo inaspettato di fine aprile. Mani intrecciate, lunghi silenzi. La luce pastosa dei quadri di Caravaggio, l’anima respira più forte. Treno, come sempre. Tornare. Leggo, scrivo, lavoro; poi disfo la valigia, avvio la lavatrice di panni bianchi. Entro nella stanza illuminata, qualcuno si è seduto alla mia scrivania. Molte cose non sono al loro posto, ci sono quotidiani spiegazzati e il the londinese di Irene si è versato dalla scatolina sul ripiano bianco. Metto tutto a posto, getto via fogli che non mi servono più, mi riapproprio del mio spazio. Con la mano a coppa lascio cadere nel cestino le foglioline di the versato. Il mio telefono squilla. All'improvviso mi sento in pericolo, devo difendermi da cose che non mi piace affrontare, che gettano una luce diversa su quelle che per me sono state conquiste meritate. Tutto ciò mi angoscia e mi mette di cattivo umore. Sono solo sensazioni, ma premono, vogliono uscire. Allora inizio a scrivere, è quasi come pregare. Non ci sono percorsi più brevi da cercare c’è la strada in cui credi e il coraggio di andare Ricominciare a fluire. 08 April una volta tantoUna volta tanto cammino per strada rilassata,senza stringere la borsa sotto l'avanbraccio sinistro;
ogni volta che qualcuno mi si ferma dietro,però, mi sento in pericolo lo stesso.
Torno a casa da sola, prendo la macchina parcheggiata in angoli bui del centro, da sola, alle quattro di mattina,senza temere.
Infilo le chiavi nel quadro, aspetto che il vetro si spanni, senza premere il bottone della chiusura centralizzata.
Vedo un ragazzo seduto su un gradino,in un vicolo. Fuma una sigaretta, non è accovacciato per autodistruggersi con una siringa sul braccio.
(Però è questa la prima suggestione che ho).
Sulle strisce pedonali gli automobilisti si fermano per farmi passare,non accelerano in prossimità dei semafori (spenti).
Cammino tranquilla sul ponte ventoso, piano.Penso;
è buio, le luci della città e del traffico scorrono lente sotto il mio sguardo.
Mi affaccio al belvedere circolare, spingo lo sguardo oltre le luci arancioni e non vedo più il tracciato della strada, ma montagne rassicuranti a destra, a sinistra e di fronte. E un paese aggrappato al pendio brilla.
Alla ringhiera arrugginita esposta a sud è legato un catenaccio, con due lucchetti.
Su entambi nomi scritti con un pennarello nero.
"XeY persempre";
è la moda deglia adolescenti che leggono storie di altri adolescenti e vedono film di ragazzini come loro: con l'Ipod,il piumino firmato e le vacanze sulla neve. Moda nata sui ponti di Roma, dilaga ormai ovunque (ho visto gli stessi catenaggi sui bei ponti sul Po) adesso è anche qui.
L'idea che l'amore incateni,incastri, imprigioni, mi mette ansia.
A quindici anni leggevo Jack frusciante e l'ambizione più grande era "un grande volo" anche per me, e una festa di saluto solo mia.
Altro che catenacci.
30 March geometricamenteConcavo e convesso Ho perso treni, aerei mai; quasi tutti quelli che ho preso m’hanno portata dove volevo. Esistono parole lineari, enunciative, non connotate. Ne esistono, poi, di concave (accoglienti, avvolgenti) o di convesse (che respingono, non aspettano). Esistono persone che ci vivono lontano, ma restano e non serve dire e ridire (persone concave). Mattina, alzarsi. Sono le due. Fuori piove, la stanza è umida e fredda. C’è odore di umidità, lo sento addosso, forte. Sul pigiama, tra le lenzuola. Tra le gambe intrecciate e i corpi vicini. Mattina, alzarsi. Fuori piove. La terrazza a mattonelle rosse, a spina di pesce, è piena di piccole pozze d’acqua grigia. Accendere il fuoco sotto la macchinetta del caffè, intanto andare in bagno, riscaldarsi le mani sulla piccola fiamma azzurra. La strada è bagnata, scivolosa. La casa piena di gente, musica, su un tavolo ci sono molte cose da bere. Esistono vite concave.Ti avvicinano, possono passare, ma rimangono impresse. E vite convesse, che non ci sono punti di incontro, nessuno. E ti dici: è possibile anche questo. Dopo così tanti anni. Vado, non trattenermi. 23 March 23-03-1943Grazie. Per le preghiere in latino che ancora ricordo, le favole di Esopo, le poesie, la letteratura italiana, i racconti intorno al fuoco, le scampagnate di Pasquetta, l'ironia e il sorriso. Rimani il mio uomo ideale, ammesso che ne esista uno. buon compleanno papà. Mattina. Doccia, radio accesa. Una canzone neomelodica mi ricorda un primo maggio a Napoli, 25 gradi, il balcone aperto sul vicolo a casa di Paolo e un film lunghissimo, durato tutta la notte. la schiena a pezzi a causa di un vecchio divano partenopeo, il caffè in galleria che ancora me lo ricordo. Giardinaggio mattutino: la violetta, la primula rossa e il ciclamino godono di ottima salute. Solo l'erica non sta bene. La piazza del conservatorio, assolata, piace a tutti, cirolare con le panchine disposte sempre in modo diverso (ma quando le spostano in questa città, la notte? a Siena ci sono addetti comunali che raccolgono bottiglie vuote in Piazza del Campo, qui il Chiampa paga dei "panchinari"?); la musica di un violoncello dalla finestra aperta. Mi viene in mente la storia triste che m'ha raccontato un amico lucano la scorsa settimana: i bambini musicisti girovaghi che, come Remì, giravano in Francia chiedendo l'elemosina a fine ottocento erano per la maggior parte lucani, venduti dalle famiglie a padroni senza scrupoli. E qui, scusate l'accenno, vedo una Giovanna in prima elementare che legge ad alta voce fino alla x a matita le pagine di Senza Famiglia mentre la mamma stira, e piange quando Remì viene bastonato da Vitali (poi ti chiedi da dove vengono certe fisse, però l'amore per i libri, quello è rimasto). Il mio power point a metà, un treno in partenza alle 18.05 da Porta Nuova. Direzione Asti, poi macchina con Cicciomò fino a Reggio Emilia. Poi saremo in quattro e finalmente, destinazione Siena. Certi luoghi ridanno pace al cuore; la terrazza del museo delle Papesse, sabato mattina guarderò di nuovo fino in fondo alla valle e tutto tornerà perfetto. g 15 March come essere capricornoSono io oppure sei tu la donna che ha lottato tanto perché il brillare naturale dei suoi occhi non lo scambiassero per pianto e invece io lo vedi da te, arrivo sempre l'indomani e ti busso alla porta ancora e poi ti cerco con le mani.. Ivano Fossati Come essere un Capricorno, per questa settimana "Sii infaticabile nel costruire una vita bellissima per te e per le persone a cui tieni di più. Ama con lo stesso impegno che metti nel lavoro, diventa un maniaco dell'amore. Anzi, dedicati con tutte le tue forze a diventare migliore in tutti i campi – non solo nel lavoro ma anche nel matrimonio e nel ruolo che svolgi come amico, genitore, membro della comunità e essere morale a tutto tondo –. Sii ostinato nel sostenere che noi esseri umani siamo capaci di fare di più e meglio, e sprona gli altri a tirar fuori la loro parte migliore e più bella. Se si rifiutano di farlo, interrompi ogni rapporto, ma continua ad augurare loro ogni ben". 08 March Gente di sudEntro nella stanza poco illuminata, con un lampadario enorme, di quelli che una volta sorreggevano centinaia di candele; sedie di velluto coperte di rosso. Persone. Mi sistemo, lascio la borsa ai miei piedi, quella di stoffa chiara. Viene dalla Puglia, dal Falso pepe, dalla sera d’agosto che mi sentivo in un film, terrazza, vino e un angolo fermo di sud, tetti bianchi, bambini che giocano in piazza. Adesso mi guardo intorno. Visi, molte donne. Uomini, anziani soprattutto. Alcuni hanno un aspetto distinto, altri i lineamenti marcati di chi viene dalla terra, ha le mani segnate e il viso scuro. Sono le voci che mi rapiscono. È dialetto, di tutta la regione; a gruppi tutte queste donne e uomini parlano, si scambiano frasi, espressioni di saluto. Io li osservo, defilata, dall’ultima sedia a destra dell’ultima fila. Mi rendo conto di quanto certi atteggiamenti siano nel dna, un certo modo di muovere le mani, le smorfie dei visi, le espressioni, gli sguardi, l’inflessione della voce. Una donna, dietro di me, culla un bambino con le braccia forti, le stesse che sanno mietere il grano, impastare acqua e farina; gesti ritmici e sicuri. Dal busto all’esterno, il viso del bambino rivolto i avanti, non verso di lei. È una nonna, cheviene dal sud, anche lei. Una volta le donne non studiavano, ma erano autorevoli, i padri autoritari; si parla di una storia in cui la perdita dell’amore, dei soldi, delle possibilità che la vita offre viene ribaltata dalla conquista di valori che restano propri a ogni latitudine. Sono luoghi, cieli, tradizioni, gesti, sguardi sulle cose, non per forza cose belle. Anche oscure ignoranze, gretti ragionamenti legati alle cose, alla roba. Una storia a metà tra un Garcia Marquez e Tomasi di Lampedusa, ma la penna la tiene in mano una donna. Su Mille anni che sto qui, Einaudi, Torino 2006 presentato al Circolo dei lettori di Torino martedì 6 marzo con la collaborazione del Circolo dei lucani in Piemonte Giustino Fortunato 02 March voi siete quivoi siete qui ieri sera, Circolo dei lettori, Torino Bookparty organizzato da Minimum fax per la presentazione dell'antologia di racconti di giovani autori esordienti, molti dei quali in attesa di pubblicare libri con altri editori. Serata ricca di spunti, nuove conoscenze, chiacchiere, risate, e tanto alcol; epilogo a casa di GV, tra i discorsi autoreferenziali di giovani scrittori che dovrebbero prendersi un pò più alla leggera, lo sguardo perso di ziaC "che due negroni sono troppi" e il sorriso rassicurante di Alin. Funnyg, fiera e lucana come sempre, riconciliata con i superalcolici, convinta a trascinare almeno un paio di giovani promesse a raccontare la sua terra! lei 23 February gozzano, le rose che non colsiShe’s happy only in the sun, felice di una felicità cresciuta a poco a poco. Canta la mia musica, nelle cuffie che mi isolano dal resto, ma a tratti sento lo stesso le voci, il telefono che squilla, l’accesso di un amico in chat. Cantano Jeff Buckley e Max Gazzè, con Vinicio, Tracy Chapman e Allevi (del senatore) e poi anche Ben Harper di Valerio e la musica condivisa dei mac di Eva, Giorgio, Francesco e Claudia, ognuno dalla sua scrivania bianca. Amo le rose che non colsi, quelle che nella mia mente di bambina continuavo a ripiantare per evitare che finissero. Le volevo eterne, selvatiche, boccioli minuscoli, a grappoli, come le vedo ancora dal balcone di casa a maggio, quando ancora mi ci affaccio. Sono bianche, miste all’edera fitta e verde scuro, nell’angolo a destra del cortile, la striscia in salita dove il pallone prendeva velocità e iniziava a rotolare giù per la strada in forte pendenza. Le rose che non colsi, quelle che nella mente possono essere profumate, con le spine piccolissime, invisibili. Amo le rose che restano intatte, non sfioriscono. Quelle che raccoglievo ogni giorno a maggio per cambiarle davanti al quadro della donna col velo azzurro. (Mi sembrava una causa abbastanza valida per depredare il roseto). E poi ne ho trovate nel giardino della grande villa al centro della città, quello che nessuno vede dalla strada, tutto rivolto a est, col sole diretto fino alle cinque del pomeriggio. Di ogni colore, incroci di specie diverse; per giorni le ho guardate dalla finestra delle scale, fare capolino, poi sbocciare. E quando sono arrivate sulla mia scrivania già non erano più. Amo i cieli stellati di tantissimi anni fa, in campagna, d’estate. Senza luna e senza nessuna luce a offuscare il brillare del cielo. Scie, strascichi, improvvisi brillare per poi svanire. Cadere, e poi, chi lo sa, magari risalire. 14 February london,feb.07Due buoni compagni di viaggio non dovrebbero lasciarsi mai,potranno scegliere imbarchi diversi, restano sempre due marinai.
E sono qui,
e mi meraviglia,
tanto da mordermi le braccia.
La riva sinistra del Tamigi sotto l’ombrello, i bastioni e le luci della città.
Il silenzio della strada bagnata, uno scampolo di cielo azzurro, pochi raggi di sole appena sveglia, questo ho visto dal mio cuscino.
Nel parco bambini e animali, l’acqua del laghetto, uccelli bianchi.
Domenica mattina, molti corrono, altri passeggiano.
Soho di domenica sera: vuoto e silenzio. Noi due passeggiamo a nostro agio, ci aspettiamo, immaginiamo i pensieri.
La luce della lampada accesa, la luce sul mio letto.
Le tende leggere e le tazze per il te decorate di azzurro.
Amici: intorno a un tavolo, su un divano, a colazione, tra le sale di un museo.
Pranzo domenicale nella casa con le grandi finestre bianche e la cucina sul giardino.
Il ricordo di cose passate, di tantissimo tempo fa.
Eppure saper distinguere ancora le date, i mesi, i giorni,gli anni.
Anche l’acqua di un canale e un ricordo che punge, e l’odore di zuppa, sembrano meno taglienti in questa Londra a Febbraio.
ridere fino a che lo stomaco mi fa malissimo,da quanto tempo!
dormo tre ore,prendo un aereo,vado al lavoro:non sono poi così vecchia, allora!!
Grazie (soprattutto perchè per ora we don't finish inside!!!)
g 07 February a forza di essere ventoCome solo qualche anno fa, si riparte. In cerca di certi cuori,visi,posti,odori.
Londra mi aspetta.
Questa canzone viene con me, di nuovo!
a presto
g
KHORAKHANE'
a forza di essere vento
Fda
Il cuore rallenta la testa cammina
in quel pozzo di piscio e cemento
a quel campo strappato dal vento
a forza di essere vento;
porto il nome di tutti i battesimi,
ogni nome il sigillo di un lasciapassare
per un guado, una terra, una nuvola, un canto,
un diamante nascosto nel pane,
per un solo dolcissimo umore del sangue,
per la stessa ragione del viaggio viaggiare.
Il cuore rallenta e la testa cammina,
in un buio di giostre in disuso,
qualche rom si è fermato italiano
come un rame a imbrunire su un muro;
saper leggere il libro del mondo,
con parole cangianti e nessuna scrittura,
nei sentieri costretti in un palmo di mano
i segreti che fanno paura,
finchè un uomo ti incontra e non si riconosce
e ogni terra si accende e si arrende la pace.
I figli cadevano dal calendario,
Yugoslavia, Polonia, Ungheria,
i soldati prendevano tutti,
e tutti buttavano via;
e poi Mirka a San Giorgio di maggio
tra le fiamme dei fiori a ridere a bere,
e un sollievo di lacrime a invadere gli occhi.
e dagli occhi cadere.
Ora alzatevi spose bambine,
che è venuto il tempo di andare,
con le vene celesti dei polsi,
anche oggi si va a caritare.
e se questo vuol dire rubare
questo filo di pane tra miseria e sfortuna
allo specchio di questa kampina
ai miei occhi limpidi come un addio
lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca
il punto di vista di Dio
Cvava sero po tute (Poserò la testa sulla tua spalla)
i kerava (e farò)
jek sano ot mori (un sogno di mare)
i taha jek jak kon kasta (e domani un fuoco di legna)
vasu ti baro nebo (perché l'aria azzurra)
avi ker (diventi casa)
kon ovla so mutavia (chi sarà a raccontare)
kon ovla (chi sarà)
ovla kon ascovi (saràchi rimane)
me gava palan ladi (io seguirò questo migrare),
me gava (seguirò)
palan bura ot croiuti (questa corrente di ali). 30 January musica&poesiahttp://www.youtube.com/watch?v=8QzYdaDJatg
Una giornata senza pretese
Vinicio Capossela, 1990
Sotto un cielo di nebbia
che cielo non è,
è un altro giorno insicuro
che io passo con te.
E ci troviamo qua
tra lampioni e vetrine
tra pezzi di scarpe liquori e cucine
E' stato forse per noia
o per mancanza di vino,
siamo usciti di casa
e andati incontro al destino,
destino normale
fatto di punch e giornale
di risate spremute
e di parole taciute.
E' una giornata
senza pretese
e non ci succede
una volta al mese
Stiamo qua,
abbracciati,
ad aspettare la sera
e se mi guardi
io non ti vedo
ma mi ricordo
del nostro amore
stiamo qua
messi qua
ad aspettare la sera
E i miei occhi
coi tuoi
vanno incontro alla strada
sui motori e le luci
brilla altera la luna
e non parliamo di niente
in questa scura pianura
L'auto va dolcemente
dentro la notte più scura
E' una giornata
senza pretese
e non ci succede
una volta al mese
Stiamo qua
abbracciati
ad aspettare la sera
e se mi guardi
io non ti vedo
ma mi ricordo
del nostro amore
stiamo qua
messi qua
ad aspettare la sera... |
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