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17 July julyGas nobili Argon, neon, xeno.. Potenzialmente si legherebbero con qualsiasi altro gas, creerebbeo legami. Sembra ingannino, sembra possano fare cose belle e durature con la maggior parte delle strutture degli altri. Poi invece arriva un punto in cui volano via, il legame non si crea, la magia non dura. Si riprendono il loro spazio, vanno altrove. Gli atomi degli altri elementi restano. Sole, pomeriggio, terrazza. Sulla sedia di vimini comoda, con i cuscini rossi, dò lo smalto alle unghie. Ho i giornali aperti intorno, un libro, una bottiglia d’acqua. La famiglia dell'appartamento accanto ha il balcone aperto. Sento litigare in una lingua che non conosco. Rumore di chiavi, porte accostate. Passi sui ballatoi scuri, nei quali filtra la luce argentata col riflesso delle ringhiere. Penso a questi mesi, alle persone, alla città, ai visi. Alle notti, come sabato scorso, in cui ballavo circondata di estranei e mi sentivo di nuovo viva. Le luci sul fiume arancioni e calde. Vociare confuso, via vai frenetico. Aria calda. Quanto tempo era che non tornavo a casa così tardi? Forse dalle notti londinesi, breve parentesi invernale. Quanto tempo è passato da certe primavere calde, nella piccola città magica? Eppure è tutto così vivo dentro di me, chiaro, mio. Potrei dire il giorno e forse l’ora di alcuni dialoghi, incrociarsi di occhi, passi per strada sul lastricato scuro. Risate nella cucina dipinta di giallo crema, da me. Pianta grassa oggi, starsene al sole del pomeriggio senza dare fastidio a nessuno. Senza chiedere di bere fino a che qualcuno se ne accorgerà. Senza che nessuno possa entrare nella testa, scrutare i pensieri. Oggi qui ci sono le parole davanti a un bicchiere di vino. Sulla vita e sul decidere di morire, su come sia facile e forse insindacabile. Sul dov’è la libertà e chi sei tu per dire se una cosa vale. E sei egoista, più di chi sceglie di morire. E c’è un tu che è la somma di tanti tu che non sta zitto un attimo, e i tu devono coincidere, se no è un casino. E ci sono le notti di silenzio e corpo e corpo, a dire che così non va, bisogna scegliere e scegliendo rinunciare. E ci sono le giornate che correrei per sempre, senza il cervello. Solo la musica e le mie gambe. E invece così non è mai. E che nuoterei fino a non sentire più le gambe. C’è la logica stringente di qualcuno, sincera anche se scomoda. La sua accoglienza, la sua pacatezza ferma. La sua riservatezza nordica, l'accoglienza meridionale.Ci sono il volersi bere la vita in un bicchiere senza chiedere più: “Posso osare?”. Ci sono i progetti degli altri e la ricerca di quello che invece ancora non c’è. Una domenica in campagna e tra i filari, il sole. Trentanove gradi. Sole. Brucia. Sento le spalle e gli omeri che pizzicano.Non conosco la maggior parte della gente che è qui, ma sto bene. Racconto del sud, con parole del sud, con la voce del sud, con le mani che si muovo svelte verso l’interlocutore come al sud. Vedo uno spicchio di cielo e i ricci di Eva castano scuro, distratti, quasi scolpiti che incorniciano il suo viso tondo. Sorride, sommessa. Vedo i sorrisi di amici cari. Riemerge il caldo dell’estate lucana di quand’ero bambina, a cavallo, in riva al ruscello con i massi grandi e scivolosi. I girini e le rane, i gelsi che macchiano le mani, la bocca e i denti. La melma viscida di una fontana: non ti azzardare a entrarci con i piedi che ti tira giù. Detto, fatto. Sono già bagnata fino al ginocchio. Cosa manca a questa fetta d’estate? Cosa mi serve per essere felice? Cosa cerco, cosa riesco a vedere se spingo lo sguardo oltre la linea dell’orizzonte. Mi pare appaia un prete di campagna dal volto caro, di quelli che ti seguono da quando sei bambina e finiscono per diventare il volto di un parente, che se apri la porta di una chiesa e lo vedi (Milano. Settembre. Pioggia. Chiesa di San Babila) ti senti a casa, come se guardassi la foto sulla mensola di un nonno che non c'è più. TrackbacksThe trackback URL for this entry is: http://funnyg26.spaces.live.com/blog/cns!9D231BBA068B74DA!884.trak Weblogs that reference this entry
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